macchina fotografica

#5 Diaframma

Benvenuti ad un’altra fantastica lezione della nostra ‘Guida alla sopravvivenza fotografica’.

Un corso che non teme di dire verità scomode come “non è vero che la terra è tonda”. Basta con questa falsa scienza. Non ci stancheremo mai di dirlo: la terra è un ellissoide!!! Quindi niente palle da calcio per rappresentarla, ma solo palle da rugby!

Detto questo, se siete arrivati fin qui, la seconda verità scomoda che avete appreso è che i fotografi sono dei pazzi scriteriati e usano come unità di misura per la luce che entra nel sensore lo stop (o f-stop).

Abbiamo già visto il concetto di stop applicato ai tempi di scatto. Oggi vedremo questo stesso concetto applicato anche all’apertura del diaframma, che è il secondo elemento che entra in gioco quando si scatta una foto e, di conseguenza, quando si parla di esposizione.

Tutti voi sicuramente vi ricorderete di quanto accennato nel secondo articolo, quando si parlava del diaframma. Giusto???

Se non lo ricordate…

Correte subito a rileggere il nostro fantastico articolo qui!

Se, invece, ve lo ricordate, possiamo subito dire che esistono dei valori che stanno ad indicare quanto sono aperte le lamelle che compongono il diaframma. Più semplicemente, ci riferiamo ai valori di apertura del diaframma. Vi diciamo subito che questi valori, purtroppo, non sono assolutamente intuitivi, come quelli dei tempi, ma niente panico, il corso serve proprio a questo!

L’unità di misura del diaframma è l’f (non è un errore, è proprio la lettera effe). Questo valore non indica nessuna dimensione reale di apertura, ma è in realtà un rapporto tra la lunghezza focale dell’obiettivo e l’apertura del diaframma. Questo fa sì che un valore f abbia lo stesso valore per qualsiasi obiettivo.  Senza infilarci in vicoli contorti, vi abbiamo detto la definizione solo per prepararvi ai valori di riferimento standard, che sono i seguenti:

L’immagine, oltre a riportare la scala dei valori, indica anche l’apertura del diaframma corrispondente. A valori di f bassi, corrispondono aperture elevate del diaframma. Quindi, partendo da sinistra, al valore f/1 corrisponde la massima apertura del diaframma, man mano che ci spostiamo verso destra, abbiamo dei valori crescenti di f e una chiusura sempre maggiore del diaframma, infatti a f/32 il diaframma è praticamente quasi chiuso.

Prima considerazione pratica: non è detto che i valori succitati siano presenti su ogni obiettivo, specialmente quelli agli estremi. Se ricordate, nella seconda lezione, abbiamo visto dove viene indicata, in ogni obiettivo, l’apertura massima.

Seconda considerazione pratica: come per i tempi di scatto, ogni volta che ci spostiamo di un valore della scala ad uno immediatamente precedente o successivo raddoppiamo o dimezziamo la luce che colpisce il sensore. Ecco qui che si applica il concetto di stop (se non lo ricordate, vi invitiamo a rivedere la lezione sui tempi)

Terza considerazione pratica: guardando le varie configurazione, si può dedurre che più il diaframma è aperto (quindi con un valore di f basso) più luce entrerà durante lo scatto. Perciò, se ci accorgiamo che una foto viene scura, possiamo aprire di più il diaframma per far aumentare la quantità di luce che colpirà il sensore. Il diaframma ed i tempi di scatto lavorano in stretta sinergia tra loro.

Passiamo ora ad un’altra riflessione, non così immediata, ma fondamentale. Nella terza lezione abbiamo parlato di profondità di campo che è legata a 3 fattori:

  1. La distanza tra la macchina fotografica e il soggetto
  2. La lunghezza focale dell’obiettivo
  3. L’ apertura del diaframma

La profondità di campo non si estende dal soggetto in maniera simmetrica. Immaginiamo di fotografare un soggetto e che tramite la combinazione dei 3 fattori succitati, io abbia una profondità di campo totale di 3 metri. Questa non si estende di 1,5 metri davanti al soggetto e 1,5 m dietro ma è suddivisa in 1/3 avanti e 2/3 dietro: tutto quello che è davanti al soggetto entro 1 metro, risulterà a fuoco, così come risulterà a fuoco tutto ciò che è alle spalle del soggetto per circa 2 metri.

Vediamo, in pratica, come funziona la profondità di campo al variare del diaframma. Cominciamo col dire che a valori di f bassi (diaframma aperti), la profondità di campo si riduce, mentre a valori alti (diaframma chiusi) la profondità aumenta. Per spiegare questi concetti, ho realizzato uno shooting con un obiettivo 50mm fisso, la macchina fotografica posizionata su un treppiede e l’aiuto di alcuni notevoli collaboratori: Ezio Auditore, il più grande tra tutti gli assassini, nonché possessore di Monteriggioni; Flash, membro della Justice League, nonché uomo più veloce del pianeta; Velociraptor (è un dinosauro, cosa volete di più??)

In tutti gli scatti, i nostri modelli saranno nella stessa posizione: Ezio a 70 cm dalla macchina, Velociraptor a 60 cm dalla macchina, Flash a 140 cm.

Per la prima foto ho posizionato il punto di messa a fuoco su Ezio e ho settato l’apertura del diaframma a f11.

Scatto #1_ Messa a fuoco su Ezio Auditore, diaframma a f11

Notiamo che, nonostante il valore abbastanza alto di diaframma, Flash non è perfettamente nitido.  Questo ci fa capire che il piano focale, a partire dal soggetto, sia profondo meno di 70 cm circa.

La seconda foto, invece, è stata scattata a f4, quindi con un diaframma relativamente aperto e il punto di messa a fuoco posizionato sul Velociraptor.

Scatto #2_ Messa a fuoco su Velociraptor, diaframma a f4

Qui il soggetto è perfettamente nitido, Ezio, a 10 cm di distanza, leggermente sfocato e Flash molto più sfocato per la profondità di campo molto ridotta.

L’ultima foto è stata scattata a f1.4, praticamente diaframma totalmente aperto. Il punto di messa a fuoco è su Ezio

Scatto #3_ Messa a fuoco su Ezio Auditore, diaframma a f1.4

Qui addirittura notiamo che il volto di Ezio è perfettamente nitido, ma già il corpo comincia ad avere delle sfocature. Questo perché la profondità di campo è ridotta a meno di qualche centimetro!

Se proprio vi interessa sapere quanto sia lunga la profondità di campo, esistono dei siti che fanno i calcoli per voi, come ad esempio https://www.photopills.com/calculators/dof

Onestamente, a memoria di fotografo, credo che nessuno li abbia mai consultati per scattare una foto. Diciamo che con l’esperienza, ci si fa l’occhio. Per esercitarsi, in questo caso, il mio consiglio è scattare a ‘priorità di diaframma’. Per attivarlo, bisogna andare sulla ghiera e selezionare la lettera ‘A’.

Anche in questo caso, se sulla vostra ghiera non è presente la A, vi conviene consultare Google o il manuale della macchina!

In questa modalità, possiamo scegliere il diaframma da utilizzare e la macchina fotografica setta automaticamente tutti gli altri parametri per ottenere una foto ben esposta. Alcune foto potrebbero venire o troppo scure o troppo illuminate: non demordete. È come quando si decide di fare attività fisica: si comincia con qualche flessione, qualche addominale e poi, dopo qualche mese di duro lavoro, arriva l’inverno e pensi ‘ma tanto sotto al maglione chi mi vede la panza???’ e torni a rilassarti.

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