macchina fotografica

#6 Esposizione

Ed eccoci arrivati all’ultimo appuntamento del corso base di ‘sopravvivenza alla fotografia’, altrimenti detto ‘come riuscire a mettere Ph vicino alle mie foto’.

In questa lezione, metteremo in pratica tutto quello che abbiamo visto finora, quindi, se non vi ricordate alcune nozioni, conviene andare a vederle nuovamente. 

Partiamo dal significato del termine esposizione: ‘In fotografia il termine esposizione indica la quantità totale di luce catturata dal sensore o dalla pellicola’ (fonte Wikipedia)

Il nostro obiettivo, quindi, è quello di dare la giusta quantità di luce al nostro sensore affinché la foto sia correttamente esposta. L’unità di misura della luce è l’EV. Ora la domanda nasce spontanea: come faccio a sapere qual è la quantità giusta? Qui ci viene in aiuto la tecnologia. Esistono degli strumenti appositi per calcolare la giusta quantità di luce per una foto, gli esposimetri. Ne esistono di due tipi:

  • Esposimetri TTL (Through The Lens)
  • Esposimetri esterni

Inizierei parlando degli esposimetri esterni, che, come dice la parola stessa, sono degli strumenti esterni alla macchina fotografica. Sono dei misuratori che si posizionano vicino al soggetto che, una volta attivati, ci daranno la misura della quantità di luce che colpisce il nostro soggetto. A differenza degli esposimetri interni (TTL) che misurano la luce riflessa dal soggetto, gli esterni misurano la luce che colpisce direttamente il soggetto, detta luce incidente, dandoci una misurazione più precisa della luce. Hanno, però, due difetti, secondo me:

  • il costo imbarazzante a cui sono arrivati
  • l’impossibilità di utilizzarli in alcuni casi

Sul primo punto, c’è poco da dire: è vero che la fotografia è un hobby dispendioso, ma il crescendo dei prezzi per gli esposimetri esterni è pari solo alla crescita del valore dei bitcoin! Detto ciò, se non avete problemi di budget, è un must have.

Per il secondo punto, invece, dovendo registrare la luce che colpisce il soggetto, fino a quando questo ha dimensioni ragionevoli (ad esempio una persona), la procedura di calibrazione è abbastanza indolore, ma se dovessi fotografare una montagna, direi che il procedimento diventerebbe abbastanza assurdo.

Ma, quindi, l’esposimetro esterno non serve? La risposta è: dipende. In fotografia non si vive mai di assoluti (quello è il sentiero che porta al lato oscuro della forza). Ma conoscendo i suoi pro ed i suoi contro, possiamo decidere quando sia utile utilizzarlo e quando no. 

L’esposimetro TTL (Through The Lens), invece, si trova praticamente su tutte le macchine digitali in commercio, quindi è accessibile a tutti. In genere, si presenta come una linea alle cui estremità abbiamo i simboli del più e del meno e presenta, lungo la linea, varie tacche. Quando si scatta, l’esposimetro è sempre ben visibile sia nel mirino sia nel monitor. 

A mo’ di esempio, vi faccio vedere come appare l’esposimetro sulla mia Olympus, avvalendomi dell’aiuto del nostro nuovo assistente, Diablo, Signore del terrore ed uno dei grandi malvagi che domina l’Inferno: 

L’obiettivo è quello di far arrivare l’indicatore sullo 0. Quando l’indicatore è sullo 0 vuol dire che l’esposizione è corretta. Se l’esposimetro punterà verso valori negativi, la foto sarà sottoesposta:

 

Se l’esposimetro punterà verso valori positivi, la foto sarà sovraesposta:

Sembrerebbe, dunque, che il problema ‘luce’ si possa risolvere con poco, ma gli esposimetri TTL, benché ci vengano forniti ‘a gratis’ presentano una caratteristica di cui tener conto: come già anticipato, questi congegni misurano la luce riflessa dal soggetto, non quella che lo colpisce direttamente. 

Questo cosa vuol dire in termini pratici? Vuol dire che questi tipi di esposimetro presentano dei limiti e non assicurano un risultato corretto. Facciamo subito un esempio pratico. 

Immaginate di voler fare una foto al nostro amico Olaf, dalla Svezia. Carnagione chiara, barba e capelli biondi, vestito in total black. Ora se l’esposimetro TTL misura la luce riflessa del viso, e noi scattiamo dopo aver modificato i parametri affinché la tacca sia sullo 0, avremo il volto ben esposto, mentre i vestiti sottoesposti. Questo perché? Perché i colori chiari tendono a riflettere una quantità di luce maggiore, mentre quelli scuri tendono a riflettere meno luce e questo fa sì che il nostro TTL non riesca a darci una misurazione corretta. Mi è capitato, tempo fa, di fare una foto ad una mia amica Goth con il Colosseo alle spalle. Ebbene, puntando sui suoi vestiti, il suo outfit era perfettamente esposto, il Colosseo sembrava una palla di luce. 

Ma quindi il TTL si può ignorare? Dipende. Va detto che si può settare il metodo di misurazione per migliorare la calibrazione. Esistono tre tipi di calibrazione (questo lo vedremo, magari, in dettaglio in una lezione dedicata) ma diciamo che, anche in questo caso, conoscendo il meccanismo del TTL con i suoi pro ed i suoi contro, è una buona soluzione per ottenere la misurazione della luce.

Spunto di riflessione: e se io non volessi usare nessuno dei due strumenti? Bene, anche in questo caso, ci aiuta la tecnologia: con l’avvento del digitale, posso scattare n-mila foto di prova per vedere come vengono e, una volta trovato il giusto setting, cominciare a fare gli scatti definitivi. Inoltre, è abbastanza facile modificare l’esposizione di una foto in post-produzione.

Per continuare a parlare di esposizione, faremo riferimento, per il resto dell’articolo, agli esposimetri interni TTL, visto che sono alla portata di tutti.

Tornando all’immagine della mia Olympus, analizziamo insieme come è fatto un esposimetro interno. 

Al centro della scala abbiamo uno 0. A sinistra, troviamo i valori negativi che vanno da -1 a -3 (che rappresentano i famosi ‘stop’ visti in uno degli articoli precedenti), mentre a destra i  3 valori speculari ma con segno positivo, che vanno da +1 a +3. Il nostro obiettivo è quello di portare l’indicatore sullo 0. 

Sì, ma come arrivarci?  Qui entrano in gioco le lezioni precedenti: dobbiamo sfruttare i tempi di scatto e l’apertura del diaframma. 

Procediamo subito con un esempio pratico: accendiamo la macchina fotografica e puntiamo il nostro obiettivo sul soggetto. 

Al momento, la camera ha questo setting: 

  • tempo di scatto di 1/125 
  • diaframma a f8. 

Il nostro esposimetro ci indica -2. Questo vuol dire che dobbiamo aumentare la luce che colpirà il nostro sensore: dobbiamo aggiungere 2 stop per far sì che la foto sia ben esposta. 

Abbiamo tre strade per fare ciò:

  • Aumentiamo il tempo di scatto di 2 stop, quindi lo portiamo a 1/30
  • Apriamo il diaframma per guadagnare 2 stop, quindi lo portiamo a f4
  • Facciamo un mix tra i due: aumentiamo il tempo di scatto di 1 stop, quindi, lo portiamo a 1/60, e apriamo il diaframma di 1 stop, quindi f5.6

Secondo esempio. Stesso setting precedente: 

  • tempo di scatto di 1/125 
  • diaframma a f8. 

In questo caso, però, l’esposimetro sta sul +2. Esattamente l’opposto del caso che abbiamo appena visto, quindi dobbiamo togliere luce e, come visto in precedenza, abbiamo tre strade:

  • Diminuiamo il tempo di scatto di 2 stop, quindi lo portiamo a 1/500
  • Chiudiamo il diaframma per perdere 2 stop, quindi lo portiamo a f16
  • Facciamo un mix tra i due: diminuiamo il tempo di scatto di 1 stop, quindi, lo portiamo a 1/250 e chiudiamo il diaframma di 1 stop, quindi f11

 

Per avere una foto ben esposta, dobbiamo saper dosare i tempi di scatto con il diaframma per arrivare al valore di 0 sull’esposimetro.

Probabilmente, i più esperti staranno già organizzando una manifestazione sotto casa mia con i cartelloni ‘ISO live matter’ perché non ho ancora parlato di un terzo fattore che influenza l’esposizione. 

Bene, l’ISO, che rappresenta la sensibilità del sensore, sarà oggetto di una lezione dedicata. Per ora sappiate che conviene sempre considerarlo come un’ultima spiaggia per la fotografia e normalmente conviene scattare sempre con valori di ISO bassi.

Vorrei aggiungere una piccola nota sugli esposimetri TTL prima che voi andiate a zonzo a immortalare qualsiasi cosa: quando l’indicatore è sul +/- 3, in realtà non indica 3 stop in assoluto, ma sta ad indicare che dobbiamo togliere o aggiungere almeno 3 stop. 

Vi invito a fare il seguente esperimento: impostate la vostra macchina con tempi di scatto a 1/500 di secondo e diaframma a f11. Ora chiudetevi in una stanza al buio e provate a fare una foto. Seguendo le indicazioni del nostro esposimetro, saremo a -3. Ora aumentiamo i tempi di scatto a 1/60, in modo tale da guadagnare 3 stop. Facciamo calcolare nuovamente l’esposizione e noteremo che l’indicatore sarà ancora sul -3. Questo perché, come dicevo prima, il valore di 3 non è assoluto, ma è semplicemente il massimo valore a cui il TTL arriva. In casi come questo, dovremmo magari aggiungere 9 o 10 stop.

Ora che sapete tutto sull’esposizione, non vi resta che andare a scattare a nastro, possibilmente in modalità M, così da poter avere il controllo del diaframma e dell’otturatore ed esercitarvi con il buon TTL.

Con questo articolo, si conclude la prima parte del nostro corso di sopravvivenza alla fotografia. Restate collegati, perché ora che le basi sono state gettate, ci attende un mondo davanti!

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