macchina fotografica

#3 Gli automatismi che ci piacciono

Ed eccoci alla terza lezione del nostro corso di sopravvivenza fotografica: un corso pratico per gente pratica.

Ora, se avete già letto le prime due lezioni, oltre ad essere ormai dei provetti fotografi, saprete perfettamente come funziona una macchina fotografica con tutte le sue componenti.

Lo scopo di questo corso è quello di imparare a scattare senza affidarci alla macchina, ma agendo manualmente su ogni settaggio.

Ci sono, però, due eccezioni a questa regola: la messa a fuoco ed il bilanciamento del bianco.

Per queste due componenti ci affidiamo alla buona tecnologia ed in questo articolo vedremo nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

MESSA A FUOCO

Potremmo iniziare questo paragrafo con il solito cliché dell’obbiettivo che funziona come l’occhio umano, che noi abbiamo un autofocus incorporato etc, etc…

E invece no, noi parleremo solo dell’ambito fotografico: l’abbiamo detto no, che siamo pratici…

Ora, una foto riuscita dal punto di vista tecnico, dovrebbe avere il soggetto nitido, quindi con tutti i dettagli ben visibili (salvo forti motivazioni artistiche).

Partendo da questa idea, quindi, abbiamo capito che la nostra macchina fotografica deve mettere a fuoco il nostro soggetto. Vero. Ma prima di andare a scattare foto, bisogna sapere, teoricamente, come funziona la messa a fuoco.

Iniziamo subito col dire che il punto su cui la macchina mette a fuoco il soggetto, viene chiamato punto di messa a fuoco. Da questo punto si crea un’area, chiamata profondità di campo, in cui tutti i dettagli contenuti al suo interno saranno perfettamente nitidi. Questo comportamento è dato da un fenomeno ottico ma, non essendo dei fisici, non staremo qui a spiegarlo.

Per farvi capire meglio, userò delle foto di esempio. Vi presento i miei assistenti:

He-Man: protettore di Eternia e uomo dai mille consigli

Cristo compagnone: simbolo del “Cattolicesimo Wow!”

Cthulhu: il grande Old One che ha l’abitudine di magnarsi i proprio adepti. Fhtagn!

Come prima cosa, ho posizionato i tre miei assistenti sul tavolo, distanziati tra di loro. La macchina fotografica è stata posizionata su un cavalletto, in modo tale che resterà fissa per tutti gli scatti ed anche le impostazioni della macchina, una volta settate, resteranno le stesse. Come potete vedere, il quadrato rosso è il punto di messa a fuoco della mia macchina fotografia, ed è puntato su Cthulhu:

Questo vuol dire che la profondità di campo si estenderà a partire da Cthulhu. Si, ma di quanto? Quanto è grande la profondità di campo?

Diamo un po’ di numeri. Nella prima foto scattata abbiamo le seguenti distanze: He-Man è a 60 cm dalla macchina, Cthulhu è a 70 cm dalla macchina e Cristo compagnone a 140 cm.

Ed ecco il risultato:

Come possiamo vedere, Cthulhu e He-Man sono perfettamente messi a fuoco, mentre Cristo compagnone è sfocato. Ora spostiamo He-man 10 cm più vicino alla macchina:

Come si può notare, He-Man comincia già ad essere sfocato. Per l’ultima foto, invece, ho ulteriormente avvicinato il mio palestrato amico alla camera e l’ho posizionato a 40 cm ed ecco il risultato:

Il protettore di Eternia è totalmente sfocato.

Ora la domanda nasce spontanea: la profondità di campo è variabile? La risposta è sì e nelle lezioni future, scopriremo quali sono i fattori che la influenzano e come modificarla a nostro vantaggio. Infatti, giocando un po’ ecco una foto con una profondità di campo più ampia:

Tutti e 3 i nostri aiutanti risultano a fuoco.

Bene, dopo avervi spiegato un po’ come funziona il giro della solfa, torniamo al focus principale: utilizzare sempre quando possibile l’autofocus della macchina. Per attivarlo vi consiglio di consultare il manuale della vostra macchina fotografica, che dovrebbe anche essere la prima cosa che va letta. In generale, c’è uno switch sul lato dell’obbiettivo che lo abilita. Nei cellullari basta premere in genere sullo schermo su cosa si vuole mettere a fuoco.

Grazie a questo automatismo, nel mio caso, sono riuscito a far mettere a fuoco il soggetto in maniera perfetta, senza troppi sforzi ed abbastanza velocemente.

Ricordatevi che a questo mondo esistono due tipi di fotografi: quelli che usano l’autofocus e quelli che mentono!

BILANCIAMENTO DEL BIANCO

L’altro automatismo che ci piace è il bilanciamento del bianco, indicato con la sigla WB (white balance). Per farvi capire brevemente di che cosa stiamo parlando (inutile dire che ci sarà una lezione approfondita in merito) vi devo rivelare un segreto:

la luce ha una temperatura.

Dopo esservi ripresi da questo shock (di renziana pronuncia) vi dico anche che questa temperatura cambia in base alle diverse fonti luminose. Il bilanciamento del bianco è proprio questo: l’impostazione della temperatura della luce che sta illuminando la nostra scena. Se non settata correttamente, si potrebbero ottenere delle foto con dominanti di colore Rosso o Blue.

Vediamo qualche esempio per capire meglio di cosa stiamo parlando.

Riprendendo la foto precedente, ho abbassato il setting della temperatura, suggerendo alla macchina che la luce fosse più fredda. Questo è il risultato:

Come si può notare, lo sfondo bianco ha cambiato tonalità in blue.

Viceversa, se suggerisco alla mia macchina che la luce in realtà è più calda di quello che è realmente, ottengo un bianco più tendente al rosso:

In generale, ricordate che l’autobalance delle macchine funzionano solitamente abbastanza bene in situazione ottimali e che questa impostazione è facilmente modificabile in post-produzione,per cui vi consiglio di andare di automatico.

Detto ciò, concludo qui la parte sugli automatismi. Ancora qualche altra lezione e poi potrete entrare nel gotha dei fotografi!

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