storia della fotografia

Storia della fotografia

La prima cosa che ricordo del corso di fotografia è il monito del mio maestro che diceva: “Per essere dei bravi fotografi, siate curiosi. Studiate!”. E non terminava mai una lezione senza prima averci segnalato qualche autore da conoscere.

Studiare il lavoro dei grandi artisti, osservare le loro fotografie, scrutare ogni piccolo dettaglio, leggere, andare alle mostre, allenare gli occhi e la mente per catturare tutta la bellezza che ci circonda.

Ricordo ancora il primo libro fotografico che ho comprato: “Africa” di Sebastiao Salgado. Uno di quei volumi da custodire gelosamente. E poi Doisneau, Cartier-Bresson, McCurry, Frank, Erwitt, Maier, Ritts, Lindbergh, Gastel…

Sono lì, in bella mostra nel salotto di casa, ogni tanto li sfoglio, ma non posso dire di averli studiati, sicuramente non come avrei dovuto. Ecco perché, quando, qualche mese fa, mio marito mi ha proposto di aprire questo sito, dedicato soprattutto a chi, come noi, non è un fotografo professionista, ma vuole coltivare una passione, vuole emergere o anche semplicemente condividere con gli altri il proprio lavoro, ho pensato fosse importante dedicare una rubrica anche ai grandi maestri della fotografia.

 

In questo primo appuntamento, però, mi sembra opportuno fare una breve panoramica sulla storia della fotografia, facendo una sintesi degli avvenimenti principali, dalla sua nascita fino ai giorni nostri.

La nascita della fotografia

Secondo alcuni studiosi, la storia della fotografia ha origini molto antiche, addirittura si potrebbe far risalire già al V e VI secolo a.c., quando alcuni filosofi, osservando la luce e studiandone il comportamento, fanno riferimento al concetto di camera oscura.

È a partire dal 1700, però, che vengono fatti importanti passi avanti nello studio della fotografia così come la intendiamo oggi, grazie all’utilizzo di alcune sostanze chimiche in grado di reagire, scurendosi, alla luce del sole.

Alcuni fanno risalire la nascita della fotografia al 1819, quando il fisico Sir John F.W. Herschel scopre che una sostanza, l’iposolfito di sodio, è in grado di fissare definitivamente un’immagine catturata da un foglio imbevuto di nitrato d’argento.

Tuttavia, è il 19 Agosto 1839, il giorno in cui l’Accademia delle Scienze e delle Belle arti di Parigi espone la prima camera oscura, che viene da molti riconosciuto come il giorno in cui è nata la fotografia.

In realtà, già una decina di anni prima, Joseph Nicéphore Niépce, considerato uno dei padri della fotografia, è stato in grado di scattare la prima foto: la famosissima eliografia su lastra di stagno, “Veduta dalla finestra a Le Gras” (“La cour du dolmaine du Gras“), ancora oggi intatta.

 
“Veduta dalla finestra a Le Gras”, riconosciuta come la prima fotografia della storia ad opera di J. N. Niépce.

Dopo la morte di Niépce nel 1833, è il suo collaboratore Louis Jacques Mandé Daguerre a sperimentare e perfezionare i suoi metodi di fotografia, dando vita alla prima vera procedura che permette di fissare in modo permanente un’immagine: la dagherrotipia, ovvero una lastra ricoperta d’argento che, esposta ai vapori dello iodio, messa in camera oscura e posizionata davanti al soggetto da riprendere, dopo un lavaggio in sale marino e mercurio, mostra un’immagine speculare dell’oggetto ripreso.

Pochi anni dopo, intorno al 1835, è l’inglese William Henry Fox Talbot a brevettare la tecnica della calotipia, la procedura che più si avvicina al nostro attuale concetto di fotografia, perché mentre Daguerre utilizza come supporto delle piastre di rame, che in seguito divennero di vetro, Talbot usa la carta.

L’industrializzazione della fotografia

Grazie a macchinari più leggeri e procedimenti di sviluppo più semplici, il fotografo inizia a viaggiare, soprattutto a seguito di spedizioni scientifiche e naturalistiche e di campagne belliche. Tra i primi ricordiamo Roger Fenton (1829-1869) che seguì la guerra in Crimea. Sono soprattutto gli americani che vanno alla scoperta del loro territorio: memorabili le foto di Timothy O’Sullivan (1840-1882) per la Geological Geographical Survey (1873) o quelle di Alexander Gardner (1821-1882) per la costruzione di parte della Union Pacific RailRoad.

La fotografia inizia a rivestire un ruolo molto importante nella documentazione geografica, etnografica e sociologica. Tale è la richiesta che si fondano delle vere e proprie società editoriali.

La vera svolta, tuttavia, arriva intorno al 1890, quando la vecchia tecnica delle lastre viene sostituita con l’introduzione delle pellicole in rullino. Alla diffusione delle pellicole in rullo contribuisce principalmente l’americano George Eastman, inventore e fondatore della Eastman Kodak Company. Con la messa a punto della sua Kodak nr.1 e grazie al processo di sviluppo fotografico, non solo aumenta l’utilizzo della pellicola, ma lo rende il nuovo protagonista del mercato.

Kodak n.1, una delle prime fotocamere a rullino

La Kodak n.1 non è la prima fotocamera a rullino, ma sicuramente è la più conosciuta e diffusa, soprattutto grazie al famoso slogan pubblicitario “You press the button, we do the rest”. 

La prima grande innovazione

La prima grande rivoluzione nella fotografia avviene nel 1925, quando alla fiera primaverile di cinema e fotografia di Lipsia, viene presentata una nuova fotocamera, la Leica 35 mm.

Il prodotto ottiene da subito un enorme successo e grazie al peso ridotto e le piccole dimensioni, nel giro di poco tempo sostituisce le macchine pesanti e massicce utilizzate fino ad allora.

Qualche anno dopo, nel 1932, è la volta di un’altra grande innovazione nel mondo della fotografia: il primo rullino con formato 35 mm in grado di scattare foto a colori. Questo rullino, però, poteva essere utilizzato solo per le fotocamere Leica e Contex. Bisognerà attendere gli anni ’30 perché la fotografia a colori diventi accessibile a tutti.

Il primo prototipo di reflex

Nel 1936 viene presentato, alla fiera di primavera di Lipsia, il primo prototipo al mondo di reflex in piccolo formato, con il nome “Kine Exakta”. L’inventore di questa incredibile novità è Karl Nüchterlein, di Dresda.

Negli anni cinquanta la reflex diventa un vero e proprio must e la possibilità di scattare delle foto realistiche è ormai diventata una realtà per chiunque.

Gli anni sessanta, invece, sono ricordati come gli anni dell’elettronica e dell’automatizzazione, un continuo miglioramento che rende le fotocamere sempre più comode da usare: è nel 1963 che la Canon, azienda giapponese nata nel 1937, presenta la prima fotocamera con impostazioni di messa a fuoco automatiche.

Circa 10 anni più tardi, è la tedesca Rollei ad iniziare la produzione della prima fotocamera completamente automatica, con la quale è possibile regolare automaticamente il tempo di esposizione e il diaframma. Nel 1973, la Rolleiflex SLX viene inizialmente presentata ad un selezionato gruppo di giornalisti a Singapore, e poi, l’anno successivo, al grande pubblico a Photokina, la più grande ed importante fiera europea nel mondo della fotografia. La produzione cominciò, però, solo nel 1976. Dato che il modello presentava diversi difetti, nel 1978 viene progettata una nuova versione della Rolleiflex SLX. Questo nuovo modello si rivelò un aiuto preziosissimo per i fotografi.

Rolleiflex SLX, la prima fotocamera completamente automatica.

Altra novità di quegli anni furono le fotocamere istantanee. Se parliamo di fotocamere istantanee, inevitabilmente pensiamo alla Polaroid.

Polaroid SX70

Nel 1937 Edwin H. Land, inventore ed imprenditore americano, fonda l’azienda Polaroid, che inizialmente produce il film plastico polarizzante utilizzato nella produzione di occhiali da sole in plastica. E’ a partire dal 1948 che la Polaroid inizia a produrre anche macchine fotografiche a sviluppo immediato. La prima macchina è la Model 95, ma sarà la Polaroid SX70, commercializzata a partire dal 1972, a decretare il successo della fotografia immediata a colori.

Per molti anni Polaroid è stato l’unico produttore di macchine istantanee e solo dopo diverso tempo altre aziende iniziarono ad attivarsi in questo settore.

La rivoluzione digitale

Nel 1975, l’ingegnere americano Steve J. Sasson inventa per la Kodak quello che oggi consideriamo l’antesignano delle macchine digitali, anche se quella riconosciuta come la madre delle macchine digitali è la fotocamera Mavica, presentata da Sony nel 1981.

La vera svolta epocale arriva nel 1991, quando l’azienda americana Dycam presenta la sua fotocamera digitale alla fiera dei computer, la CeBIT, con il nome “Model 1”. La stampa fu entusiasta di questa innovazione che grazie alla modalità di salvataggio integrata, permetteva di trasportare le foto direttamente sul computer.

Un anno più tardi tutte le più importanti aziende presentarono i loro prototipi a Photokina.

Negli ultimi anni, la digitalizzazione ha invaso il nostro quotidiano e non possiamo concludere questo breve excursus sulla storia della fotografia senza citare l’evoluzione della tecnica fotografica nei cellulari.

Al giorno d’oggi, gli smartphone sono diventati onnipresenti nella nostra vita e con il dilagare dei social media, la loro funzione di macchina fotografica diventa fondamentale.

Inizialmente la qualità delle foto scattate con i cellulari non raggiungeva certo gli standard qualitativi delle macchine digitali, ma già oggi è possibile scattare foto che non hanno nulla da invidiare a quelle scattate con le macchine fotografiche. 

Sitografia:

La Storia della Fotografia: dal IV a.C. ai giorni nostri, Fotografareindigitale.com

Storia della fotografia, It.wikipedia.org

Storia della fotografia, Ifolor.ch

Le origini della storia della fotografia, Youmanist.it

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